The Emperor Jones

Ma quante arie (declamate) si dà questo imperatore Jones

Dal Teatro delle Muse di Ancona una proposta rara e molto significativa, The Emperor Jones (New York 1933) di Louis Gruenberg (1884-1964), uno dei primi esempi di opera americana, tratto dall’Imperatore Jones (1920) di Eugene O’Neill. L’opera ebuttò al Metropolitan diretta da Tullio Serafin con grande successo, ma in seguito fu pochissimo eseguita (in Italia solo nel 1952 a Roma e nel 1964 a Palermo).
In un’isola dei Caraibi un afroamericano omicida dagli Stati Unitiinganna e sfrutta gli indigeni divenendone <>. La ribellione dei sudditi costringe Jones alla fuga notturna nella foresta, mentre gli inseguitori compiono un rito sciamanico che lo irretisce inesorabilmente (il suono dei tamburi è ossessivamente presente il tutta la seconda parte dell’opera). Fra terrificanti visioni di coloro che ha assassinato e inutili corse nell’oscurità, Jones si ritrova a al punto di partenza e non gli resta che uccidersi. Dalla iniziale spavalderia agli incubi nella foresta, alla danza finale dello stregone che lo indica come vittima sacrificale, il percorso e le visioni di Jones, e il suo graduale svuotamento interiore, suscitano una musica di grande efficacia, che usa linguaggi diversi, tra tensioni espressionistiche ed evocazioni di riti tribali, e che nella parte vocale altera al canto declamato (con rare aperture cantabili) lo Sprechgesang di Schönberg (che Gruenberg amava) e il semplice parlato.
Sempre in scena il protagonista, che ad Ancona era un rivelazione il bravissimo Nmod Ford (fin troppo giovane e bello per il suo personaggio). Lo affiancava bene nel primo atto Mark Milhofer. Molto importante anche il ruolo del coro, che Gruenberg aggiunge al testo di O’Neill. La direzione di Bruno Bartoletti a capo dell’Orchestra Filaermonica e del Coro Lirico marchegiani delineava con gran precisione i carattere e le tensioni del linguaggio di Gruenberg, la regia di Brockhaus faceva ricorso ad una efficacissima stilizzazione, con sapiente e determinante uso delle luci.

di Paolo Petazzi

Sorry, comments for this entry are closed at this time.