Midea

Costruire un’opera è un esercizio sofisticato. Innanzitutto, un’opera non è né un pezzo di musica né un pezzo di teatro. E piuttosto un insieme di momenti con un carattere drammatico, in cui la musica e il testo si innalzano in un unico compito drammaturgico. A volte il testo lancia un’idea, a volte la musica la sottolinea. Così la musica, come il testo, hanno un ruolo talvolta primordiale, spesso secondario. La musica.a volte deve accettare un profilo modesto. Il testo deve rassegnarsi ad una concisione quasi schematica, dove non tutto è detto con le parole: una buona parte dell’idea sarà completata una volta che la musica verrà in suo aiuto. Cosa dire della mia musica che non venga già detto da se stessa ? (Credo che il massimo sogno di ogni musicista sia quello di esprimersi musicalmente, senza bisogno di parole. Non posso che aggiungermi a questa lista sempre più numerosa). Non dirò che l’indispensabile: una musica teatrale deve portare in sé la drammaturgia. Non potrei individuare analiticamente dove si trovi esattamente l’immagine teatrale nella mia espressione musicale (eperché dovrei, e come?), ma so che essa c’è. Quando sento i risultati della mia scrittura, da semplice spettatore, vedo l’azione teatrale. In fin dei conti la mia musica è fatta più per gli occhi che per le orecchie… In particolare per Midea, avevo chiesto a Irina Possamai, quando mi propose il soggetto, di scrivere un testo molto denso in cui ci fossero immagini molto chiare e percepibili istantaneamente da uno spettatore ideale (lo spettatore vergine, soggetto ideale ma inesistente). Il mìo compito è stato semplicemente quello di completare ciò che il testo non diceva più esplicitamente. Nel testo c’era un tessuto abbastanza regolare, con un forte significato drammatico e psicologico. In pratica si voleva che la musica fosse il “negativo”fotografico di questo testo. Un testo scritto con inchiostro nero su un fondo di musica bianca, o viceversa. Alcune parti di Midea sono state sperimentate in sede dì concerto, inizialmente con organici ridotti, poi con organici sempre più vicini alla forma finale dell’opera. Questo ci ha aiutato a intravedere i problemi di tempo e di equilibrio. Il primo abbozzo di Midea è stato fatto nel 1996per il mio esame finale al Conservatorio di Parigi. Si trattava del “prologo”, dal quale pensavo di trarre più o meno tutti gli elementi dell’opera futura. Le cose si sono rilevate meno semplici in seguito. Non tutto era contenuto nel prologo. Molte cose si generavano di propria volontà, volontà estranea al desiderio di controllo. Nel mìo caso specifico di Midea(2), si tratta della seconda parte di questo trittico ideale. In questo modo ogni parte può formare uno spettacolo indipendente e in sé coerente.
Nel testo si scontrano due universi differenti: quello che porta con sé Midea, intenso, profondo, intimamente legato alla natura e alle componenti primigenie dell’essere umano; e quello a cui appartiene Giasone, razionale, finalizzato, espressione di un vivere civile organizzato certo, ma anche spietato e senza scrupoli. Lasciata sola in una terra straniera, fra “straniere genti”, Midea smaschera tuttavia l’inganno della seduzione, incarnata da Giasone e riconosce il miraggio della città di cui Creonte è il portavoce chiassoso e appariscente. Allora a Midea non resta che abbandonarsi all’evocazione del passato, profondamente introiettato e carico di significato. L’opera è suddivisa in cinque scene. Il sipario si apre su un’isola tra la Colchide e la Grecia ove Midea e Giasone si amano appassionatamente. Dal loro amore nasce Eriope, un’acrobata già presente in scena. Il tempo mescola continuamente presente, passato e avvenire. (la scena si svolge in Grecia. Entra Creonte che presenta tronfio ai suoi dignitari (e al pubblico) “lo splendore” e i fiorenti commerci della sua città; segue un dialogo tra il re e le donne di Corinto: Creonte rifiuta di dare asilo a Midea mentre il coro delle donne la difende. Allora Midea ripercorre il suo passato: “il vello, il viaggio, Giasone…”, confessa la sua incertezza e il disagio che prova di fronte ad una civiltà che non vuole accettarla.
Dopo il confronto di Giasone con Creonte sul significato e sull’opportunità del Potere (che implica l’abbandono di Midea), Midea canta il suo profondo dolore. La decisione è stata presa, Giasone sposerà la figlia di Creonte, Glauce. L’ultima scena vede per l’ultima volta Midea accanto a un Giasone spietato e cinico che sottolinea il carattere irremovibile della sua decisione. Midea gli predice allora un terribile futuro. La scena si conclude con l’ingresso di Creonte che caccia definitamente Midea da Corinto, mentre la sacerdotessa chiede di restare un’ultima “lunghissima notte”.

Oscar Strasnoy
Libretto di Irina Possamai

Opera vincitrice della IV edizione del Concorso Internazionale per nuove opere di Teatro Musicale da Camera “Orpheus” 1999/2000 organizzato dal Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto “A. Belli” in collaborazione con Casa Ricordi

Editore proprietario Casa Ricordi, Milano

In collaborazione con: Teatro dell’Opera di Roma e Pocket Opera Company di Norimberga

Prima esecuzione assoluta dedicata a Spiros Argiris

Midea DANIELA CILIBERTI
Giasone FABRIZIO RUSSOTTO
Creonte ARNO RAUNIG
Aretusa MARIANNA MEROLA
Eriope URANA MARCHESINI
Glauce PAOLA FIAMMA

Direttore ANDREA MOLINO
Regia HENNING BROCKHAUS
Scene CSABA ANTAL
Costumi PATRICIA TOFFOLUTTI
Maestro del Coro CLAUDIO FABBRIZI
Maestro sostituto CLAUDIO FABBRIZI
Assistente alla regia BENITO LEONORI
Luci MARCO CITTAD ONI
Live Electronics LUCA STARPI

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